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Visualizzazione dei post con l'etichetta dominio

DOMINIO, POTERE E LIBERAZIONE

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  Posto che la maggior parte delle soggettività umane e non umane vive una condizione concreta di oppressione è forse necessario proporre alcune definizioni. Non perché esse, da sole, esauriscano il problema della liberazione. Però, tentare di donare uno o più significati a termini come dominio , potere , liberazione può avere tre scopi: riconoscere alcune pratiche effettive, difendersi da assalti autoritari ed agire, di conseguenza, secondo istanze autonome. Il dominio è la possibilità di disporre pienamente, di avere un’accessibilità incondizionata, di usare in maniera illimitata. A questo significato non corrisponde alcun atto concreto. Il dominio, così inteso, non esiste come processo rintracciabile e realizzabile. Le parole pienamente , incondizionata , illimitata non appartengono al lessico dell’esistenza: la pienezza, come condizione della completezza e della compiutezza, è estranea alla vita; l’incondizionato è negato dall’interdipendenza tra tutto ciò che esiste; l’illim...

Ulisse, Horkeimer e le sirene: piaceri e dolori della ragione

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 Horkheimer, in Eclissi della ragione, pone le radici della logica del dominio "nell'oggettivazione primitiva, nello sguardo con cui il primo uomo vide il mondo come una preda" (Eclissi della ragione, p. 151). L'essere umano teme la morte e l'ignoto. Pensa, per porre rimedio all'orrore. Frantuma l'unità tra soggetto e oggetto, per far sì che quest'ultimo si renda dominabile, manipolabile, annientabile. L'illuminismo (qui inteso come pensiero in generale) "ha perseguito da sempre l'obiettivo di togliere agli uomini la paura e di renderli padroni" (Ib., p. 11). La volontà di imporsi sulla natura ha reso l'essere umano schiavo della conquista, del dovere coloniale, della fatica lavorativa. Non è un caso che l'etica conseguente al sapere occidentale sia sostanzialmente un inno alla privazione. In concreto, "La storia della civiltà è la storia dell'introversione del sacrificio. In altre parole: la storia della rinuncia...

GIORDANO BRUNO: I VINCOLI E L'AMORE

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  Tra il vincolante e il vincolato intercorre un rapporto di interdipendenza. A determinare i rapporti di obbligo reciproco non è, però, la ragione. Contano, d’altro canto, l’impressione, la fantasia, l’immaginazione. In queste dinamiche, ad esempio, il bene in sé non ha importanza: è fondamentale l’opinione del bene. La partita del vincolo si gioca nel campo dell’immaginario. Restando nella metafora calcistica, per fare gol, cioè per vincolare un solo oggetto (o un solo individuo), è necessario uccidere tutti gli altri giocatori. Con le parole di Giordano Bruno: “Chi voglia delimitare il destinatario del vincolo ad un solo oggetto, deve investire fatica nel renderlo svogliato per altre attività o più distanziato dalle preoccupazioni ad esse legate. E invero un’attività gratificante esclude la giustificazione di un’altra: […] chi guarda con molta attenzione si fa sordo”. Il vincolante mette il vincolato in una condizione in cui nulla è rilevante tranne il vincolo stesso. Essere att...

GIORDANO BRUNO: SUI VINCOLI

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  “C’è questa necessità: colui che deve legare deve possedere una teoria universale delle cose, per essere in condizione d’incatenare l’uomo, che di tutte le cose è, per così dire, l’epilogo”. Così comincia il De vinculis in genere di Giordano Bruno. Queste poche righe contengono già diversi concetti chiave dell’opera: la descrizione di colui che genera vincoli; il legame tra universalismo concettuale e dominio dell’altro; la considerazione dell’essere umano, come vertice del mondo naturale. Data la diversità che caratterizza l’umanità, il vincolante deve ritenere il vincolato come “uno stesso soggetto in atto di trasmigrare da forma a forma, di figura in figura; sicché a vincolarlo si devono adoperare continuamente specie sempre nuove di nodi”. Per soggiogare efficacemente qualcuno, è necessario tenere conto della molteplicità e del movimento. Esiste il divenire. L’arte di vincolare è dinamica. Sta di fatto che tutte le relazioni, specie quelle politiche, sono manifestazioni dive...

GIULIO CESARE VANINI: IL NATURALISMO EROICO

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“Dissero che offendevi Dio. Ti maledissero, / ti compressero il cuore, ti legarono, / ti diedero alle fiamme, te, il Santo. / Perché non sei tornato dal cielo / avvolto nelle fiamme, per colpirli / i blasfemi, suscitare la tempesta / disperderne le ceneri di barbari / dalla tua terra e dalla tua patria! / Ma la santa Natura, che tu amasti / in vita, e che ti accolse nella morte, / perdona. E i tuoi nemici ritornarono / nella sua antica pace con te”. Hölderlin dedicò queste parole a Giulio Cesare Vanini, filosofo pugliese, vissuto a cavallo tra ‘500 e ‘600. Giustiziato come «ateo e bestemmiatore del nome di Dio» , pare che le sue ultime parole siano state: “Andiamo, andiamo allegramente a morire da filosofo”. I testi che ci sono giunti sono due: l’ Amphitheatrum aeternae providentiae (L’Anfiteatro dell’eterna provvidenza) e il De admirandis naturae arcanis (Delle mirabili nature arcane). Attraverso i quali, Vanini conduce una battaglia doppia: sul piano storico-politico, critica le isti...

La trappola della Cura: il dominio dei curanti

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  “L’aver cura si rivela così come una costituzione d’essere dell’Esserci”. Con questa frase fulminante, presente in Essere e Tempo , Heidegger sancisce quella che sarà la centralità discorsiva del sostantivo «cura». Questo termine oggi è diffusissimo, non solo in ambito filosofico. Per questo, merita attenzione. Il rimando medico è evidente: si cura ciò o chi è malato. Tra cura e malattia intercorre una relazione fondamentale. Se la cura è un atteggiamento essenziale dell’essere umano, altrettanto essenziale è la malattia che lo affligge. Pertanto, è lecito concludere che il discorso della cura sottintende un’antropologia pessimista. Senza un essere umano dolente di per sé, e non per accidente, il palliativo ricoprirebbe un ruolo di secondo piano. Qui è in campo una logica non dissimile da quella che presiede alla teoria del peccato originale: l’essere umano è dannato, dunque è necessaria la salvezza. Ci sono debitori e creditori. Curanti e curati. Tutti sono malati, in quanto uma...

Dominare lo spazio e il tempo: Leibniz e la metafisica della forza. Con Epitteto in sottofondo.

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  Il dominio – la volontà d’uso – si realizza attraverso la forza. Essa consiste nel superamento, nell’oltre passamento, nel dribbling . Superare significa costituire un’alterità rispetto a ciò che deve essere superato. La forza, generalmente intesa, è spesso indirizzata verso la più grande minaccia a cui l’essere umano deve far fronte: l’intero mondo fisico, sede di ostacoli, dolori, morte. Questo nemico può essere scalzato in diverse maniere: una – estrema - coincide con l’annullamento: il mondo fisico non esiste o non conta nulla; l’altra - più mite ma non meno efficace - consiste in un ridimensionamento: i caratteri essenziali del mondo, cioè lo spazio e il tempo, hanno un valore relativo. Parte della riflessione di Leibniz va in questa direzione. Dire che lo spazio è l’essenza del mondo, come fa indirettamente Cartesio, parlando di res extensa (cosa estesa), è sbagliato. Oltre allo spazio, al movimento, alla figura e al numero, secondo Leibniz, per spiegare un fenomeno, tene...

Filosofia è dominio. La vocazione egemonica della filosofia, attraverso Aristotele, Bacone e Leibniz

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  Vediamo una tigre mai vista prima. Abbiamo paura. Dobbiamo salvarci. Escogitiamo un piano. Se il piano funziona, ne usciamo vivi. Il piano è lo strumento attraverso cui si attua la salvezza. I piani possibili sono tanti, così come le salvezze. La filosofia è un piano. Il dominio è una salvezza. Aristotele ha ragione quando dice, nella Metafisica , che: “[…] Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia”, intendendo con meraviglia una forma di orrore/stupore sperimentabile di fronte al pericolo e all’ignoto – la paura della tigre. Ha, d’altro canto, altrettanta ragione Bacone, quando, nel Nuovo Organo , sostiene che: “La scienza e la potenza umana coincidono”. Dunque, la filosofia – come ogni tentativo di comprensione della realtà – è una teoria del dominio: dà conto del suo funzionamento e ne permette la riproducibilità. Resta da capire cosa significa dominare. Le definizioni possibili sono molte e la questione – come ogni questione ...