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FOLLIA E CONOSCENZA: TRA AVICENNA E PLATONE

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La conoscenza ha anche una funzione predittiva. Sapere cosa succederà in futuro, tendenzialmente, permette di evitare pericoli e dolori. Dunque, esiste una certa affinità tra sapienza e profezia. Non è un caso che Avicenna, ad esempio, abbia posto proprio la profezia al vertice del processo conoscitivo, descrivendola peraltro come una sorta di intuito massimamente sviluppato, cioè in termini esclusivamente razionali. Il profeta possiede un “intelletto santo”, connesso alla decima intelligenza celeste, cioè l’intelletto agente, facente parte della gerarchia delle intelligenze divine che culmina in Dio. Il sapere, inteso come profezia, necessita dunque di orientarsi al futuro e richiamarsi ad una divinità o ad un suo surrogato. La conoscenza, finalizzata alla previsione, è superamento dell’immediatezza del presente: questa dislocazione esige la forza di un ente oltre il tempo e lo spazio, di un dio, appunto. La sapienza è, innanzitutto, un’arte mantica, cioè un tentativo di divinazione. ...