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FOLLIA E CONOSCENZA: TRA AVICENNA E PLATONE

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La conoscenza ha anche una funzione predittiva. Sapere cosa succederà in futuro, tendenzialmente, permette di evitare pericoli e dolori. Dunque, esiste una certa affinità tra sapienza e profezia. Non è un caso che Avicenna, ad esempio, abbia posto proprio la profezia al vertice del processo conoscitivo, descrivendola peraltro come una sorta di intuito massimamente sviluppato, cioè in termini esclusivamente razionali. Il profeta possiede un “intelletto santo”, connesso alla decima intelligenza celeste, cioè l’intelletto agente, facente parte della gerarchia delle intelligenze divine che culmina in Dio. Il sapere, inteso come profezia, necessita dunque di orientarsi al futuro e richiamarsi ad una divinità o ad un suo surrogato. La conoscenza, finalizzata alla previsione, è superamento dell’immediatezza del presente: questa dislocazione esige la forza di un ente oltre il tempo e lo spazio, di un dio, appunto. La sapienza è, innanzitutto, un’arte mantica, cioè un tentativo di divinazione. ...

Dominare lo spazio e il tempo: Leibniz e la metafisica della forza. Con Epitteto in sottofondo.

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  Il dominio – la volontà d’uso – si realizza attraverso la forza. Essa consiste nel superamento, nell’oltre passamento, nel dribbling . Superare significa costituire un’alterità rispetto a ciò che deve essere superato. La forza, generalmente intesa, è spesso indirizzata verso la più grande minaccia a cui l’essere umano deve far fronte: l’intero mondo fisico, sede di ostacoli, dolori, morte. Questo nemico può essere scalzato in diverse maniere: una – estrema - coincide con l’annullamento: il mondo fisico non esiste o non conta nulla; l’altra - più mite ma non meno efficace - consiste in un ridimensionamento: i caratteri essenziali del mondo, cioè lo spazio e il tempo, hanno un valore relativo. Parte della riflessione di Leibniz va in questa direzione. Dire che lo spazio è l’essenza del mondo, come fa indirettamente Cartesio, parlando di res extensa (cosa estesa), è sbagliato. Oltre allo spazio, al movimento, alla figura e al numero, secondo Leibniz, per spiegare un fenomeno, tene...

Filosofia è dominio. La vocazione egemonica della filosofia, attraverso Aristotele, Bacone e Leibniz

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  Vediamo una tigre mai vista prima. Abbiamo paura. Dobbiamo salvarci. Escogitiamo un piano. Se il piano funziona, ne usciamo vivi. Il piano è lo strumento attraverso cui si attua la salvezza. I piani possibili sono tanti, così come le salvezze. La filosofia è un piano. Il dominio è una salvezza. Aristotele ha ragione quando dice, nella Metafisica , che: “[…] Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia”, intendendo con meraviglia una forma di orrore/stupore sperimentabile di fronte al pericolo e all’ignoto – la paura della tigre. Ha, d’altro canto, altrettanta ragione Bacone, quando, nel Nuovo Organo , sostiene che: “La scienza e la potenza umana coincidono”. Dunque, la filosofia – come ogni tentativo di comprensione della realtà – è una teoria del dominio: dà conto del suo funzionamento e ne permette la riproducibilità. Resta da capire cosa significa dominare. Le definizioni possibili sono molte e la questione – come ogni questione ...