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DOMINIO, POTERE E LIBERAZIONE

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  Posto che la maggior parte delle soggettività umane e non umane vive una condizione concreta di oppressione è forse necessario proporre alcune definizioni. Non perché esse, da sole, esauriscano il problema della liberazione. Però, tentare di donare uno o più significati a termini come dominio , potere , liberazione può avere tre scopi: riconoscere alcune pratiche effettive, difendersi da assalti autoritari ed agire, di conseguenza, secondo istanze autonome. Il dominio è la possibilità di disporre pienamente, di avere un’accessibilità incondizionata, di usare in maniera illimitata. A questo significato non corrisponde alcun atto concreto. Il dominio, così inteso, non esiste come processo rintracciabile e realizzabile. Le parole pienamente , incondizionata , illimitata non appartengono al lessico dell’esistenza: la pienezza, come condizione della completezza e della compiutezza, è estranea alla vita; l’incondizionato è negato dall’interdipendenza tra tutto ciò che esiste; l’illim...

LEOPARDI: DIALOGO DI MALAMBRUNO E FANFARELLO

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Malambruno è un mago. La sua arte: “può sgangherare la luna, e inchiodare il sole in mezzo al cielo”. Aspira alla potenza, cioè ad essere il principio del mutamento della realtà. Perciò, deve richiamarsi alla potenza suprema, inumana, illimitata, rappresentata da Belzebù. Si presenta Farfarello, uno dei luogotenenti del principe degli inferi, pronto ad esaudire i desideri del mago. Nobiltà, ricchezze, imperi, donne, onori, buona sorte: Malambruno non vuole nulla di tutto questo; fa, anzi, una strana richiesta: “Fammi felice per un momento di tempo”. Il mago è la figura dell’intera specie umana, che si percepisce come causa efficiente, motore del cambiamento, dominatrice del mondo. Dunque, questa istanza è propria di tutta l’umanità in quanto potente, trasformatrice, alteratrice. La risposta è secca. “Non posso”, dice Farfarello. A questo punto, è lecito chiedersi quale felicità il demonietto non può accordare a Malambruno. In termini generali, quale felicità, allo stesso tempo, è conna...

GIULIO CESARE VANINI: IL NATURALISMO EROICO

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“Dissero che offendevi Dio. Ti maledissero, / ti compressero il cuore, ti legarono, / ti diedero alle fiamme, te, il Santo. / Perché non sei tornato dal cielo / avvolto nelle fiamme, per colpirli / i blasfemi, suscitare la tempesta / disperderne le ceneri di barbari / dalla tua terra e dalla tua patria! / Ma la santa Natura, che tu amasti / in vita, e che ti accolse nella morte, / perdona. E i tuoi nemici ritornarono / nella sua antica pace con te”. Hölderlin dedicò queste parole a Giulio Cesare Vanini, filosofo pugliese, vissuto a cavallo tra ‘500 e ‘600. Giustiziato come «ateo e bestemmiatore del nome di Dio» , pare che le sue ultime parole siano state: “Andiamo, andiamo allegramente a morire da filosofo”. I testi che ci sono giunti sono due: l’ Amphitheatrum aeternae providentiae (L’Anfiteatro dell’eterna provvidenza) e il De admirandis naturae arcanis (Delle mirabili nature arcane). Attraverso i quali, Vanini conduce una battaglia doppia: sul piano storico-politico, critica le isti...